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17/03/2026

Amministratore di Sostegno: Può Decidere sulla Salute e sul Testamento del Beneficiario?

L'amministrazione di sostegno è uno strumento giuridico pensato per proteggere le persone più fragili, limitando il meno possibile la loro capacità di agire. Ma fino a che punto possono estendersi i poteri dell'amministratore? Può prendere decisioni sanitarie al posto del beneficiario? Può limitarne la facoltà di fare testamento o di viaggiare? Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n. 1396 del 22 gennaio 2026) offre chiarimenti fondamentali su questo delicato equilibrio tra protezione e libertà.

Il Bilanciamento tra Protezione e Autodeterminazione

Il cuore dell'amministrazione di sostegno è "tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia". Questo impone al giudice un'attenta valutazione, un "ponderato bilanciamento" tra la necessità di proteggere la persona e la salvaguardia della sua libertà, specialmente quando si toccano ambiti personalissimi come la salute o le scelte patrimoniali più importanti.

Il Caso: Una Decisione Basata su Principi Astratti

La vicenda esaminata dalla Corte riguardava un uomo di ottantacinque anni per il quale era stata aperta un'amministrazione di sostegno. I parenti avevano chiesto di ampliare i poteri dell'amministratore, includendo la possibilità di prestare il consenso informato per le cure mediche e di limitare la capacità del beneficiario di fare testamento, donazioni e di viaggiare liberamente. Il Tribunale aveva respinto queste richieste, sostenendo che le scelte sanitarie fossero un diritto "personalissimo" e che le altre limitazioni fossero "sproporzionate e lesive della dignità personale".

La Svolta della Cassazione: La Necessità di un'Analisi Concreta

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione del Tribunale, giudicandola fondata su una "lettura astratta e apodittica" dei principi in gioco e non sulla reale condizione del beneficiario. • Decisioni Sanitarie: La Cassazione ha chiarito che negare a priori la possibilità di un intervento dell'amministratore in ambito sanitario è un errore. Il giudice non può limitarsi a invocare il principio di autodeterminazione (art. 32 Cost.), ma deve confrontarsi con le prove concrete, come la consulenza tecnica (CTU) disposta nel procedimento. Nel caso specifico, la CTU aveva accertato che l'anziano non era più consapevole del proprio stato di salute né in grado di rivolgersi a un medico, trovandosi in una "impossibilità di provvedere autonomamente ai propri interessi personali e relativi alla cura di sé e della propria salute psicofisica". In queste situazioni, afferma la Corte, attribuire all'amministratore il potere di decidere in ambito medico non lede il diritto alla salute, ma al contrario "ne garantisce l’effettività. La legge stessa (in particolare la L. 219/2017 sul consenso informato) prevede che l'amministratore possa esprimere o rifiutare il consenso quando il beneficiario non è in grado di farlo. • Capacità di Testare, Donare e Viaggiare: Lo stesso ragionamento è stato applicato alle altre richieste. Il Tribunale aveva erroneamente collegato la capacità dell'anziano di gestire una somma mensile di denaro con la capacità di compiere atti complessi come fare testamento o una donazione. La Cassazione ha sottolineato che si tratta di livelli di consapevolezza molto diversi. La capacità di compiere liberalità o di disporre dei propri beni per testamento richiede "un diverso e più elevato grado di consapevolezza" rispetto alla gestione delle spese correnti. Anche in questo caso, il giudice avrebbe dovuto valutare le conclusioni della CTU, che evidenziava un "progressivo ed irreversibile grave deterioramento cognitivo", invece di ignorarle. Lo stesso vale per la libertà di circolazione, che deve essere bilanciata con la "dimostrata incapacità di non mettere in grave pericolo la sua salute".

Conclusioni: Misure "Su Misura" e non Astratte

La sentenza riafferma un principio cruciale: i poteri dell'amministratore di sostegno e le conseguenti limitazioni alla libertà del beneficiario devono essere flessibili e "cuciti su misura" sulla persona. Le decisioni del giudice non possono basarsi su considerazioni generali e astratte, ma devono scaturire da un'attenta indagine sulla condizione attuale e concreta del beneficiario, fondata sulle prove raccolte nel procedimento. Solo così è possibile garantire la giusta protezione senza sacrificare inutilmente la dignità e l'autodeterminazione della persona.

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