La casa familiare non è semplicemente un immobile: rappresenta il centro degli affetti, il luogo in cui si è costruita una vita insieme e, soprattutto, il punto di riferimento e stabilità per i figli. Proprio per questo motivo, quando una coppia decide di separarsi, la domanda "chi ha il diritto di restare nella casa?" diventa uno dei terreni di scontro più accesi e dolorosi.
Facciamo chiarezza su come la legge e il Tribunale di Bergamo affrontano questa delicata decisione.
Il criterio fondamentale: la tutela dei figli
Esiste un errore di valutazione molto comune: pensare che la casa venga assegnata a chi ne è l'esclusivo proprietario o a chi è intestatario del contratto di affitto. Non è così.
La legge stabilisce che l'assegnazione della casa familiare ha come obiettivo prioritario l'interesse dei figli minori o dei figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti. Il giudice tende a lasciare i figli nello stesso ambiente in cui sono cresciuti, per evitare loro il trauma di un trasloco e il cambio di abitudini.
Di conseguenza, la casa viene quasi sempre assegnata al genitore "collocatario", ovvero quello con cui i figli vivranno stabilmente, indipendentemente da chi sia il proprietario dell'immobile.
Cosa succede se la coppia non ha figli?
In assenza di figli, la situazione cambia radicalmente. Il giudice, in linea di massima, non può privare il legittimo proprietario del suo bene per assegnarlo all'altro coniuge. Se l'immobile è di proprietà esclusiva di uno dei due, tornerà nella piena disponibilità del proprietario. Se invece la casa è cointestata, i coniugi dovranno trovare un accordo per la vendita o per il riscatto della quota di uno da parte dell'altro, spesso all'interno di una trattativa legata alla spartizione dei beni.
E il mutuo cointestato?
Un altro grande elemento di tensione è il mutuo ancora in corso. L'assegnazione della casa a un coniuge non cancella i contratti firmati con la banca: se il mutuo è cointestato, entrambi gli ex partner rimangono obbligati nei confronti dell'istituto di credito. Tuttavia, in sede di separazione, è possibile stabilire chi debba farsi carico delle rate mensili, parametrizzando questa spesa all'interno dell'eventuale assegno di mantenimento.
L'approccio dello Studio Legale Mascali a Bergamo
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